Sabato 29 marzo lo Studio Celiberti si è trasformato ancora una volta in un luogo sospeso tra arte e suggestione, accogliendo la presentazione dell’album La sapienza dei ciliegi millenari, opera prima della compositrice, pianista e performer Mara Corazza.
Un pubblico numeroso e attento ha trovato posto tra le grandi vetrate dell’atelier, circondato da una profusione di quadri, sculture e stele firmate dal Maestro Giorgio Celiberti, presente con la sua autorevole e affettuosa presenza, simbolo vivente di un luogo che continua a essere crocevia di creatività.
Al pianoforte a coda Fazioli, Mara Corazza ha aperto il concerto con l’arpeggio che introduce il brano d’apertura dell’album, trasportando i presenti in un universo musicale intimo, raffinato, ispirato alla filosofia giapponese. Accanto a lei, il violoncellista Andrea Musto, ha affiancato con profondità ed eleganza ogni nota, dando voce ad emozioni profonde con il suo strumento.
A guidare il pubblico in questo viaggio sonoro, il musicologo e autore Alessio Screm, che ha curato la narrazione della serata, intervallando ogni brano con aneddoti, descrizioni poetiche e riflessioni sulle fonti di ispirazione che hanno animato la compositrice. Il racconto ha rivelato la genesi dell’opera, nata da un bisogno interiore profondo e da un’autentica passione per la cultura giapponese, maturata anche attraverso esperienze di viaggio e collaborazioni con musicisti nipponici.
Le atmosfere oniriche e delicate dell’album hanno dialogato perfettamente con lo spazio dello Studio Celiberti: vetro, cemento e legno in armonia con suoni sospesi e melodie struggenti. Ogni brano è parso una piccola finestra sull’anima dell’artista, dalle tracce dedicate alla madre e a Bach, fino al bis finale che ha riproposto il brano iniziale, chiudendo simbolicamente un cerchio.
Nel cuore dell’esibizione, Mara Corazza ha condiviso con il pubblico il senso più profondo del suo lavoro: «I ciliegi in fiore sono stati veri e propri maestri. La loro bellezza fragile e potente mi ha insegnato la pazienza e la rinascita. L’albero che fiorisce è un’allegoria della mia carriera».
Andrea Musto ha sottolineato la forza melodica delle composizioni: «Mara ha scritto per me delle linee che lei stessa avrebbe potuto cantare, perché la sua è musica cantabile anche senza parole». Ha poi omaggiato il fonico Stefano Amerio, per la capacità di rendere perfettamente il suo suono nel disco.
Un pomeriggio intenso, che ha saputo fondere musica e visione, emozione e racconto, lasciando una traccia indelebile tra le pareti dello Studio Celiberti. Un cerchio di note, arte e poesia che continua a vibrare nel cuore di chi ha avuto il privilegio di esserci.


